1 . CORNICE VUOTA
“Trasparenza” è l'ultimo libro di poesie di Maria Borio (Interlinea, 2018) misura
la forma e la condizione di possibilità di uno sguardo sul mondo, come fa da
sempre ogni poeta, con la novità non più accessoria ma a fondamentale dell’esperienza
digitale.
L’uso della
tecnologia personale è Erlebnis, condiziona la percezione del mondo.
Impossibile per un poeta oggi aggirarla. La città, la guerra, il deserto
interiore, delle relazioni, la perdita di fondamento metafisico, la solitudine
del singolo individuo collocato in un mondo affollato e brulicante, sono tante
le esperienze di choc che il singolo essere ha affrontato nel corso di
un secolo e mezzo di vita della modernità metropolitana e la poesia è stata la
parallela e spesso anticipatoria testimonianza artistica di questa mutazione.
Oggi l’esperienza di straniamento, forse di choc, benché
seducente e non apparentemente dirompente, è quella digitale, legata alla
protesi Smart del telefono cellulare che ridefinisce quel rapporto tra società
e lirica, Maria Borio ne disegna una sua raffinata e complessa poetica, che
come molte altre della modernità, in questa era postrema, continua a procurare
choc. E a mettere in discussione la poesia stessa. I primi versi di
“Trasparenza”
Osservate, chiedete non alla forma
ma fuori a tutto il resto cosa sia,
questa scrittura o le unghie esili,
le biografie anonime o le parole anonime.
Mi dicono che può essere forma questo libro a schermo
Mi dicono che può essere forma questo libro a schermo
dove vedi vite in frammento o luce stupita.
La forma è lo schermo come una casa azzurra
Là dove l’io specchiava il mondo nella sua coscienza, dando
una forma straniante di quella dialettica, oggi l’universo concentrato, ridotto
e specchiante dell’immagine di noi è nel quadrato del cellulare. Palco, quarta
parete di noi. Casa.
Le implicazioni e soprattutto le rifrazioni sono notevoli. L’io al cellulare e l’io-poeta davanti alla pagina bianca sono nella medesima posizione, chini.
Le implicazioni e soprattutto le rifrazioni sono notevoli. L’io al cellulare e l’io-poeta davanti alla pagina bianca sono nella medesima posizione, chini.
Come “l’Autoritratto entro uno specchio convesso” del
Parmigianino, il soggetto nella
posizione di “io” è dentro l’esperienza
che è al tempo stesso di riflessione di sé (il selfie ) viene vissuta
contemporaneamente a un’altra esperienza parallela di estraneazione da sé – come
scrive Borio in uno dei primi versi del primo testo : “la coscienza si stacca” e come uno “specchio”
sopra di noi ci vede “come punti che galleggiano in una piscina”. Siamo
puntiformi fluttuanti.
Chini sulla nostra
stessa liquidità contenuta in una cornice.
L’io è condensa e vapore, aggregante e dispersiva insieme, che
allargandosi oltre la interrelazione di soggetti che interagiscono in rete – è
la novità di questa introversione estroflessa, guardare sé che si espone ad
altri, nell’ “etere”, nel “cielo”, tutte parole che ricorrono in “Trasparenza”
molto spesso ) .
Sono punti di uno sciame dentro la stessa nube (cloud). La cosa è determinante per tutta una serie di correlazioni con la nostra esperienza del mondo, nella sua globalità. Se un’ombra di falsificazione possibile c’è sempre, va detto che non si può non considerare ormai le esperienze digitali come reali, una terzietà reale, una realtà aumentata, ma insomma qualcosa che c’è e che non si può ridurre e rompe lo schema duale del soggetto/oggetto. La protesi digitale della nostra percezione multipla.
Sono punti di uno sciame dentro la stessa nube (cloud). La cosa è determinante per tutta una serie di correlazioni con la nostra esperienza del mondo, nella sua globalità. Se un’ombra di falsificazione possibile c’è sempre, va detto che non si può non considerare ormai le esperienze digitali come reali, una terzietà reale, una realtà aumentata, ma insomma qualcosa che c’è e che non si può ridurre e rompe lo schema duale del soggetto/oggetto. La protesi digitale della nostra percezione multipla.
È qui che la poesia di Borio esce da una tradizione della “lirica”,
senza voler cadere nella scia di una maniera sperimentalista, ma cerca la sua strada di scrittura come ancora
una sorta di sperimentazione speculativa, verso il polimorfo. Elemento che si riflette
nell’ andamento paratattico e fraseologico , adottato nei versi dei testi
lunghi e articolati.
2 - RIFIUTO DELLA SOGGETTIVITA’, PER UN SOGGETTO IN ESPANSIONE
2 - RIFIUTO DELLA SOGGETTIVITA’, PER UN SOGGETTO IN ESPANSIONE
“Trasparenza” , una raccolta di poesie con un impianto di poetica, che adirittura sembra avere alle spalle un’indagine fenomenologica che struttura iun'idea di Individuo, anche un individuo che non voglia proclamarsi “il soggetto”, un Io che voglia ritirarsiritira dalla predominanza affermativa, ma che comunque anche nella sua spoglia singolarità, accumula esperienza, maceria di un "Sé".
Non può non farlo, perché tutta la tecnologia va verso il predominio della monadicità narcisistica e bulimica di un “sé”. Non c’è spazio per il no-io. Anzi, l’io è nell’esperienza di un’esposizione permanente di sé, che non può non dire, né non condividere.
Al tempo stesso, non c’è affermazione di certezza di verità
in ciò che l’io percepisce, è un io-esausto incapace di credere in sé
nonostante si ovunque il suo tic narcisistico. Alcuni versi di Borio, “scrivi e sai / che il vetro non riflette la
persona” e così la “parola scrive” ma è un “riflesso”, è detto in uno dei testi
di questo denso libro. Così tutto deve riadattare le proprie categorie a questa
evanescenza immateriale di un io che è talmente in overload di percezione che
appare come una folla di altri, presenti tutti in quel minimo quadrato luminoso
di pixel in cui ci specchiamo pensando sia mondo:
Riflesso è dire noi – come svuotarsi.
Forse la parola perfetta quando degli altri
vogliamo di noi propagazioni, farli esistere
puri, vetri in cui riflettere noi”.
Così I testi di Borio proseguono, in un clinamen di riflessi, rifrazioni, rimbalzi a-logici, vetri, liquidità, fotogrammi, e poi l’umanità. Noi “siamo “il vetro su cui le storie aderiscono”, ma come un pulviscolo di impermanenze, una catena e una mise en abyme di “scene”. Non c’è dubbio che il teatro della poesia di Maria Borio è la mente, camera del corpo.
La stessa progressione versificatoria procede per versi lunghi, in alternanza, tra – a volte – doppi ottonari, quindi dal ritmo più definito a poesia in prosa – o prosa in prosa – o schemi più novecenteschi del verso libero in differenti metriche, ma in coesa tensione ritmica e fonetica. Sequenza di frasi a fare una nuova “prospettiva” che si inserisce in quella tradizionale del paesaggio attraversato in treno o aereo, questa pure è un ‘esperienza del soggetto (più classica) che ridefinisce il valore della stessa realtà attraversata o percepita. Trovare una nuova prospettiva del soggetto contemporaneo, questo il punto (ci torneremo alla fine).
Così I testi di Borio proseguono, in un clinamen di riflessi, rifrazioni, rimbalzi a-logici, vetri, liquidità, fotogrammi, e poi l’umanità. Noi “siamo “il vetro su cui le storie aderiscono”, ma come un pulviscolo di impermanenze, una catena e una mise en abyme di “scene”. Non c’è dubbio che il teatro della poesia di Maria Borio è la mente, camera del corpo.
La stessa progressione versificatoria procede per versi lunghi, in alternanza, tra – a volte – doppi ottonari, quindi dal ritmo più definito a poesia in prosa – o prosa in prosa – o schemi più novecenteschi del verso libero in differenti metriche, ma in coesa tensione ritmica e fonetica. Sequenza di frasi a fare una nuova “prospettiva” che si inserisce in quella tradizionale del paesaggio attraversato in treno o aereo, questa pure è un ‘esperienza del soggetto (più classica) che ridefinisce il valore della stessa realtà attraversata o percepita. Trovare una nuova prospettiva del soggetto contemporaneo, questo il punto (ci torneremo alla fine).
3 – UN NUOVO SE’, NELLA
RETE DI SGUARDI
La realtà attraverso il digitale è una diversa trasparenza
da quella della prospettiva (restiamo nella tradizione di Piero della Francesca, citato nel libro, presenza in uno spazio di paesaggio e contesto mentale di un'appartenenza) in cui tuttavia l’io
sempre col suo sguardo sembra di voler penetrare. Alla generale tensione
speculativa, se ne aggiunge una che è un
classico delle situazioni allegoriche con cui i poeti modellano la forma del
loro sguardo, quella dell’Eros.
Nell’esperienza digitale, come per la poesia, la chiave dell’Eros è fondamentale per il dire “io” del sé, con aura dell’impalpabile, del fantasmatico, della sessualità. Corpi, pelle, intimità, amore, parole. Ma cosa è, oggi? Forse una “trasmissione del niente” – Scrive Borio - ma proprio per quel valore di terzietà, essa trasuda di sensualità, sessualità, intimità :“la vita che vogliono rubare/bianca è nuda”.
Nell’esperienza digitale, come per la poesia, la chiave dell’Eros è fondamentale per il dire “io” del sé, con aura dell’impalpabile, del fantasmatico, della sessualità. Corpi, pelle, intimità, amore, parole. Ma cosa è, oggi? Forse una “trasmissione del niente” – Scrive Borio - ma proprio per quel valore di terzietà, essa trasuda di sensualità, sessualità, intimità :“la vita che vogliono rubare/bianca è nuda”.
Per la forma di Soggetto che si aggrega in questi testi, nella
spirale personal del mezzo,
attorno al quale il soggetto anche fisicamente si china, si avvolge intorno
come fosse un nucleo, un cuore pulsante e al tempo stesso attraverso la visione
l’esperienza è neuronale, puramente
percettiva, e prende il posto della
discesa agli inferi cittadini che hanno fondato la definizione lirica della
soggettività in epoca moderna: nella rete sono I nostri “passages” e i volti di
sconosciuti incrociati sui social sono le/i “passanti” baudelairiani del nostro tempo:
A volte la strada diventa lo stesso spazio interiore
nuca della città.
Il flaneur ora
“surfa” in un etere, un oceano di
distanze, attraversato da geometrie invisibili di relazioni, che in questo loro
essere come fantasmi trovano un punto di resistenza ai “ritmi” del mondo, alle
sue impossibilità.
Il fantasma è il
“profilo” di un’identità iconica che in immagine o in video attraversa gli
spazi, cattura la nuda vita. Il sintagma è filosofico, ma qui possiamo
estenderlo a quella immateriale vicinanza illusoria dei corpi, che nello spazio
virtuale però genera sensi di intimità realmente sentiti, fisicamente, vissuti als ob fosse sesso, forzando I limiti
della relazione io-tu, in quella distanza si è più disposti a denudarsi:
Per il momento che separa la notte
Restavi allo scoperto nell’erba alta e azzurra.
gli occhi la scrivevano in qualche spazio
e l’obiettivo della macchina fotografica la catturava
nuda e magra: qualsiasi vita che voglia apparire.
Ma se la fotografia ha una funzione di prolungamento
della memoria, l’esperienza del digitale, dello scambio parola-immagini in
contemporanea, nel digitale l limiti di spazio-tempo, va oltre e innesca direttamente una coscienza
di sé, meglio del “Sé” attraverso il corpo, solo se questo innesco arriva dallo
sguardo dell’altro, il Sé prende corpo, potremmo dire, solo dallo
sguardo dell’altro che tuttavia non è come per il ritratto o la fotografia,
conservando un’immagine di noi dilazionata nel tempo.
Ecco prendendolo come metafora, nella nudità intima degli scambi digitali a
distanza non c’è solo l’eros, c’è una dimensione della conoscenza una ridefinizione
della conoscenza di sé e dell’altro, in una doppia valenza fondativa e
dissolvente, da materialismo intimo e esibito,
e insieme pura, evanescente, superficie.
I am here to be judged
la sentenza dell’epigrafe l’ho letta
fra i tanti in un profilo. Potreste avere la stessa età,
potreste dire che a volte la donna si esibisce
non per vanità ma per procreazione (..)
Più in generale , nell’immagine
di un “profilo” , offerta agli altri per essere guardata, c’è la mutazione
antropologica in atto,” in quei volti la specie avanza” si tratta di un proliferare quasi di
“procreazione” – la spinta sensuale anche in questa dimensione di “esibizione” –
che sia nudità o volto - rientra quasi
dentro una “legge di natura” come scrive Borio.
L’esperienza dell’uso massiccio quotidiano, intimo e
sociale, del digitale personale, arriva in uno stadio storico in cui le
soggettività, dentro il modello globale metropolitano, faticavano a sentirsi
presenti, soggettività con un destino, ad avere insomma una cittadinanza
nell’esistenza.
Nella società di massa globalizzata, nella distanza dai poteri, nella difficoltà di poter affermare I propri diritti, ma anche nella continua sollecitazione a “essere qualcuno”, poter dire “io sono” e io sono qui è molto difficile. Esserci è una continua sconfitta nella dissolvenza di un’opaca anonimia di massa.
Nella società di massa globalizzata, nella distanza dai poteri, nella difficoltà di poter affermare I propri diritti, ma anche nella continua sollecitazione a “essere qualcuno”, poter dire “io sono” e io sono qui è molto difficile. Esserci è una continua sconfitta nella dissolvenza di un’opaca anonimia di massa.
Ecco dunque l’uso del digitale – io comunico il mio esserci
qui, la mia immagine a te, a voi ( sia esso selfie condiviso in una cerchia di
amici , sia esso a volte nell’intimo privato spedire la mia immagine nuda, “sentire” nel corpo nel momento in cui ricevo
il ritorno della reazione fisica dell’altro alla immagine inviata, come se-als ob toccasse la pelle, il
corpo stesso).
Questo uso compensa il depotenziamento dell’esserci, del contatto con sé stessi (che avviene in un rapporto o in una comunità). In un’epoca che aveva de-materializzato le nostre soggettività relegandole in una massa, paradossalmente quel che potrebbe sembrare estrema dematerializzazione (il digitale) ha la funzione di tentare il contrario.
“Moriremo guardati” era il titolo di un libro di Mario Benedetti, scomparso da poco. Viviamo guardati, esistiamo finalmente, se guardati, qui sembra dirici Borio. Al temine di un secolo in cui – come testimonia anche la poesia – è stata la privazione del soggetto, il suo annichilimento uno dei marchi distintivi, il “Sé” – e di fatto l’io – si riprende spazio e respiro, non tanto nel narcisismo di una moltiplicazione dell’immagine, quanto nella reazione che gli psicologi chiamano “cenestetica”, ovvero quella che fa riferimento alla sensazione generale relativa alla visceralità interna della nostra attività vegetativa.
Tra il puro dello sguardo e l’impuro dell’immagine tecnologica, non c’è il corpo, ma c’è una crepa, tuttavia non siamo nella tradizione culturale platonica in cui l’immagine è solo un’ombra; qui invece per l’esperienza di un soggetto, l’immagine dentro il riflesso digitale diventa essa stessa una forma-corporea, anche se in una fluidità estrema. E sulla forma l’avvertenza generale è significativa e in un distico, Borio avverte: “La forma è, non è ciò che volete/ io dia. È, non è il divenire. È disfarsi, a volte”. A questo disfarsi si affianca l’esperienza del Sé-in-digitale.
Al soggetto che in questa forma si raccoglie e si distribuisce, che interagisce, perché divenuta specchio della sua persona, conviene allora prepararsi al disfacimento della forma stessa, ma nel senso prepararsi al superamento dei limiti e di un suo diverso ritrovarsi “cenestetico”.
Questo uso compensa il depotenziamento dell’esserci, del contatto con sé stessi (che avviene in un rapporto o in una comunità). In un’epoca che aveva de-materializzato le nostre soggettività relegandole in una massa, paradossalmente quel che potrebbe sembrare estrema dematerializzazione (il digitale) ha la funzione di tentare il contrario.
“Moriremo guardati” era il titolo di un libro di Mario Benedetti, scomparso da poco. Viviamo guardati, esistiamo finalmente, se guardati, qui sembra dirici Borio. Al temine di un secolo in cui – come testimonia anche la poesia – è stata la privazione del soggetto, il suo annichilimento uno dei marchi distintivi, il “Sé” – e di fatto l’io – si riprende spazio e respiro, non tanto nel narcisismo di una moltiplicazione dell’immagine, quanto nella reazione che gli psicologi chiamano “cenestetica”, ovvero quella che fa riferimento alla sensazione generale relativa alla visceralità interna della nostra attività vegetativa.
Tra il puro dello sguardo e l’impuro dell’immagine tecnologica, non c’è il corpo, ma c’è una crepa, tuttavia non siamo nella tradizione culturale platonica in cui l’immagine è solo un’ombra; qui invece per l’esperienza di un soggetto, l’immagine dentro il riflesso digitale diventa essa stessa una forma-corporea, anche se in una fluidità estrema. E sulla forma l’avvertenza generale è significativa e in un distico, Borio avverte: “La forma è, non è ciò che volete/ io dia. È, non è il divenire. È disfarsi, a volte”. A questo disfarsi si affianca l’esperienza del Sé-in-digitale.
Al soggetto che in questa forma si raccoglie e si distribuisce, che interagisce, perché divenuta specchio della sua persona, conviene allora prepararsi al disfacimento della forma stessa, ma nel senso prepararsi al superamento dei limiti e di un suo diverso ritrovarsi “cenestetico”.
4 – TRASPARENZA, NELLA FAGLIA TRA IO E L’ALTRO.
La trasparenza non è mai nè pura né impura, è un passaggio. L’io si “inclina” verso la faglia, lo schermo, e questa lirica post 900 indaga cosa nell’ “Sé” apra quel limite dell’io dissolto, sminuito.
La scelta di Borio di indagarlo nel campo amplificato dell’esperienza digitale ha un grande valore, quasi ermeneutico. Il libro ha spesso un andamento riflessivo e pensante:
Lo spazio è un vetro
L’interno è nell’esterno
Io raccolgo il fiume freddo
Tu lo espandi in ologramma
Tu sono io nello schermo, io è tutti.
Lo spazio di soggettività è ora quello osmotico di un io permeato da una pluralità di noi, da una dissimmetria dei desideri, da una geometria indefinibile di compresenze. L’esperienza erotica nel digitale è sempre allegoria di senso.
Qui, piegando la logica sintattica di pronomi e dei verbi
si ottiene quella compresenza dei teatri di profili che scandisce la nostra
vita. “Tutto accade/ un video ha imparato a riprodurlo” come se il video fosse
un’entità autonoma, o la stessa esistenza “a volte tutto resiste in
trasparenza: / esiste, muore?”
5 - EROS E SOCIETA’
Così come la forma stessa di una coscienza (e più ancora un
sé profondo) politeista affronta l’amore ora in una dimensione di pluralità di
frammentazione diacronica e sincronica degli amori difficili della
nostra epoca ( di come siamo in una relazione complicata) di
molteplicità che renderebbero impossibili signorie di Midons o figure
angelicate e totalizzanti di un’attenzione, così nella poesia prende la parola
ormai (almeno qui in Trasparenze, nella complessità delle architetture
sintattiche e intrecci simbolici) un io disposto
polimorfo, che combatte una stratificazione di presenze aleatorie.
Eros è anello di una catena sociale (io/tu/tutti nei versi
citati sopra) . Così la sezione “Il tutto amare liquido” attribuisce la
celeberrima definizione della relazione amorosa di Bauman alla condizione si di
una relazione io-tu, ma che ha riferimenti alla condizione di un’intera
“generazione” dentro cui sono vincolati e imbrigliati gli individui, anche nel
loro relazionarsi intimo, vincolati a “stanze condivise” nell’ “appartamento
che tiene vite multiple”.
il desiderio è
inchiodato al posto, mentre invece questa “massa giovane dei bianchi/ di
cultura bianca” segue il fluire della liquidità di un’esistenza senza
fondamenta ( “Dicono adesso, non per sempre” ).
C’è sempre un’ esistenza collettiva che irrompe nel
tentativo di cercare un cono di silenzio per sé, ad esempio. Così , scrive
Borio in alcuni versi, rievocando anche il confronto con il passato dei suoi
avi, l’amore di uno sposo e una sposa, nei loro gesti essenziali di costruire
un luogo del desiderio, in apparenza li fa somigliare a “mio nonno mia nonna”, ma
poi quel luogo è infranto, sempre da questa continua pulsazione dell’alterità, sempre non
a caso dall’irrompere attraverso il prolungamento digitale del sé: ecco dunque
nei versi dove pure si dice dell’atto di fondare una reciprocità amorosa, tutto
precipita, in un momento: “dopo, l’occhio di lui/ che può essere lei/ scambia uomini e sessi/ il tutto amare
liquido”.
La trasparenza liquida, presentissima in tante occorrenze,
immagini simboliche distribuite ovunque, è ancora una volta associata a quella del
vetro, letto in più declinazioni ma sempre questa aleatorietà fotografica o
videografica. Ecco lo spazio-fiume che (ci) contiene: “tu sono io nello schermo, io è tutti”
A fronte di questa evaporazione liquida dei singoli nella folla gassosa dell’esistere individuale, si oppone il capitalismo dei numeri dei mercati che, nei nuovi grattacieli di Milano a “Isola” il quartiere che dà il nome a una poesia, sembra aver assorbito l’enigmaticità di un’opera come il grande vetro di Duchamp “mi dici che è metafora del mondo/oggi trattenendo il cibo nella bocca/ il grande vetro di questi edifici/ e il cibo profondo negli organi”. Così come l’opera duchampiana sembrava di essere trattenere casualmente la polvere e I detriti che spontaneamente sotto di esso si accumulavano nello studio, cos i dati, ì l’esistente del mondo , sembra avere la totalità di una sintesi tra il puro e l’impuro che si cercava nella trasparenza della forma artistica.
Le città che
contengono in loro diverse e modernissime o antiche trasparenze (quelle americane di vetri e acciaio,
Venezia di acqua e canali) alla fine diventano dei contenitori di una
dispersione, che è anche il procedimento analogico della costruzione di una
allegoria che forse per certi aspetti è meditativa e enigmatica assieme come la
poesia di Stevens (autore che compare alla fine in epigrafe) fatto per
frammenti consecutivi intrecciati ma slegati da un punto divista logico a costruire
una tessitura di pensiero che si fa immagine.
6 – METAMORFOSI,
NEI “ PUNTI LUCE”
Dentro questa immensa dispersione ecco la necessità di un “punto luce”, qualcosa che risalti come esperienza del superamento dell’individuo. Apici, negli Sciami di Pixel?
Dentro questa immensa dispersione ecco la necessità di un “punto luce”, qualcosa che risalti come esperienza del superamento dell’individuo. Apici, negli Sciami di Pixel?
E’ un punto di approdo a cui si giunge attraverso l’esperienza
dell’intimità digitale condivisa che è una ambivalente solitudine molto
rumorosa e affollata di altri, di una moltitudine.
Se dunque alla poesia spetta il compito dell’
“individuazione” ovvero del tentativo di comprendere il modo in cui l’io si
relaziona al mondo, la poesia di Maria Borio sembra puntare a un “Io” che proprio attraverso il laboratorio
metaforico della molteplicità sociale, relazionale e condivisione digitale
riesce sfaldare o rinnovare il suo “mito” e insieme il “secolo” che ci ha consegnato l’idea che siamo solo
individui. Precipitiamo nello specchio del personal, perdiamo noi stessi,
e non siamo “io” ma possiamo poi essere,
in una metamorfosi da cenestetica a percettiva e mentale, anche di più di un
Io, dei poli-sé .
Necessario allora per l’individuo “trapassare quello che si
vede e se stessi in quello/ che si vede – unire la collina e il mare in un solo
punto luce” – è questo ciò che la poeta chiama “io” alla fine di questo “Trasparenza”
come fosse il tentativo di “salvare il fantasma che chiamiamo io” ma divenuto agente di una moltitudine di punti di fuga, che trova lo
spazio in questa trasparenza totale, dove “le proiezioni di molti uomini iniziano
a scambiarsi”. Spazio – e il testo poetico né è la cornice di possibilità.
Malgrado questo tentativo di ordinare delle riflessioni di lettura, malgrado come si diceva l’inclinazione riflessiva e teorica di parti di queste poesie, resta per fortuna un fluire imprendibile di senso, che si produce nell’andamento anche spesso connettivo, iperanalogico metamorfosi dello sguardo del poeta,nei molti e densi testi di questo libro, ed è un bene .
LA poesia di Maria Borio tiene il punto di una forte lucidità filosofica. Indica le implicazioni nel bios di un’identità mutante attraverso il “grande vetro” dello schermo gitale, ma nella grande trasparenza, il clinamen delle “sfere dei pensieri” sembra indicare che forse c’è una sopravvivenza anche rovinosa di una domanda: “ergo sum?” In quel caso, la risposta non può che essere mostrare che “cosa siamo” anchese nel rischio di stratificazioni, fantasmi e apparire.
Il nostro volto, la nostra nudità.
Qui sta il ruolo di una poesia cosi consapevole e al tempo stesso sensibile, come un reagente, al vissuto epocale. Se il digitale costringe l’io a essere-rete, e dentro questa pluralità vive il rapporto con l’alterità, prima di una disseminazione globale, il compito della poesia può allora terminare il suo esperimento attraverso il linguaggio, ripensando un asse anche etico.
lo potremmo sintetizzare così: l’altro è con me , formula del ribaltamento al termine della parabola moderna dell’ “io è un altro” che apriva una soggettività dilaniata, tanto tormentata quanto imprigionata (e anche l’alienazione alla fine è stato narcisismo).
Borio invece lo scrive proprio alla fine “e tornare l’uno di fronte all’altro”, questo è il punto di proiezione e sguardo verso il mondo in una “prospettiva fragile e forte” in noi non siamo più io, nella trasparenza.
Malgrado questo tentativo di ordinare delle riflessioni di lettura, malgrado come si diceva l’inclinazione riflessiva e teorica di parti di queste poesie, resta per fortuna un fluire imprendibile di senso, che si produce nell’andamento anche spesso connettivo, iperanalogico metamorfosi dello sguardo del poeta,nei molti e densi testi di questo libro, ed è un bene .
LA poesia di Maria Borio tiene il punto di una forte lucidità filosofica. Indica le implicazioni nel bios di un’identità mutante attraverso il “grande vetro” dello schermo gitale, ma nella grande trasparenza, il clinamen delle “sfere dei pensieri” sembra indicare che forse c’è una sopravvivenza anche rovinosa di una domanda: “ergo sum?” In quel caso, la risposta non può che essere mostrare che “cosa siamo” anchese nel rischio di stratificazioni, fantasmi e apparire.
Il nostro volto, la nostra nudità.
Qui sta il ruolo di una poesia cosi consapevole e al tempo stesso sensibile, come un reagente, al vissuto epocale. Se il digitale costringe l’io a essere-rete, e dentro questa pluralità vive il rapporto con l’alterità, prima di una disseminazione globale, il compito della poesia può allora terminare il suo esperimento attraverso il linguaggio, ripensando un asse anche etico.
lo potremmo sintetizzare così: l’altro è con me , formula del ribaltamento al termine della parabola moderna dell’ “io è un altro” che apriva una soggettività dilaniata, tanto tormentata quanto imprigionata (e anche l’alienazione alla fine è stato narcisismo).
Borio invece lo scrive proprio alla fine “e tornare l’uno di fronte all’altro”, questo è il punto di proiezione e sguardo verso il mondo in una “prospettiva fragile e forte” in noi non siamo più io, nella trasparenza.
Ciao a tutti, le parole non possono descrivere quanto sono felice oggi dopo essere stato curato dalla malattia dell'herpes di cui soffro da oltre 2 anni. Sono stato infettato dall'herpes e sto vivendo nella vergogna e lo sto nascondendo, ma è peggiorato il fatto che stavo cercando una cura con mezzi diversi così disperati fino a quando ho incontrato una signora online che stava testimoniando su questo erborista chiamato Dr Isikolo. Chi ha detto di aver curato la sua malattia da herpes con l'uso della fitoterapia del dottor Isikolo. Non ho mai creduto, ma devo fare un tentativo perché avevo un disperato bisogno di cure per la malattia mortale con cui ho convissuto. Così l'ho contattato e abbiamo discusso su come ottenere la cura e il dottor Isikolo mi ha detto che è guarito con la medicina a base di erbe che ordinerò e che mi verrà consegnata. Che ho fatto quello che voleva e con mia grande sorpresa la medicina erboristica mi è stata consegnata al mio indirizzo che gli ho dato, con le istruzioni su come applicare mi sono state date anche dal dottor Isikolo. Poi ho iniziato a usare la fitoterapia, quindi dopo 3 settimane di utilizzo della fitoterapia, ho visto cambiamenti fisici e sono andato a fare il test in due ospedali separati ed ero completamente guarito, sono qui per ringraziarti ancora Dott. Isikolo per il salvataggio me dalla malattia mortale dell'herpes. Chiunque abbia una tale malattia può anche contattare il dottor Isikolo tramite la sua EMAIL: drisikolos@gmail.com Puoi anche chiamarlo al ++ 33779977468.
RispondiEliminaIl dottor Isikolo PU ANCHE CURARE LA SEGUENTE MALATTIA: -
1. HERPES
2. ALLARGAMENTO DEL PENE
3. GONORRHEA
4. HIV / AIDS
5. BASSO CONTEGGIO DI SPERMI
6. MALATTIA DA MENOPAUSA
7. EPILESSIA
8. ASEPSIS
9. CANCRO
10. ANSIA DEPRESSIONE
11. PROBLEMA DI GRAVIDANZA
12. PROBLEMA DI BREVE VISTA
13. HAI BISOGNO DI TUA MOGLIE O MARITO BACRK
14. PTSD
15 ADHD ....
Ciao, mi chiamo la signora Claudia Javier non posso nascondere questa grande testimonianza che ha luogo nella mia vita amerò tutti per sapere che è per questo che continuerò sempre a condividere la mia testimonianza a tutti su come questo grande potente incantatore chiamato Dr Odiboh , aiutami a riportare mio marito che mi ha lasciato sette mesi fa per un'altra ragazza e aiutami anche a rimanere incinta per lui, è stata una grande sorpresa per me perché non credo mai che lo riprenderò e rimarrai incinta, perché siamo sposati da più di cinque anni ma non abbiamo potuto avere un figlio più tardi mio marito ha iniziato a tradirmi e mi ha lasciato per un'altra ragazza, mi si spezza il cuore ero confuso e non sapevo più cosa fare, ogni giorno piangi e piangi cerco di fare del mio meglio per riaverlo indietro ma non sono riuscito a contattare qualche incantatore ma non sono riuscito a risolvere il mio problema fino a quando un mio amico non mi ha presentato questo potente potente incantatore l'ho contattato tramite (odibohsolutionhome@gmail.com) gli ho detto tutto il mio problema ha detto che mi aiutiamo ma è stata una grande sorpresa per me mio marito che mi ha lasciato da quando sette mesi fa è tornato da me dicendo che avrei dovuto perdonarlo e che sono riuscita a rimanere incinta per lui è stato proprio come un sogno per me era solo il lavoro manuale di questo potente incantatore. Consiglio se hai qualsiasi tipo di problema o difficoltà che ti disturba nella vita è solo per te contattare questo potente incantatore che può aiutarti a risolvere il tuo problema, perché mi ha salvato. Questo è il suo numero whatsapp +2347048883838
RispondiEliminaSono stato sposato per 7 anni. Il mio matrimonio si è deteriorato per un po 'di tempo, quindi era destinato a sciogliersi. Ero la sua moglie leale, fedele, solidale e fiduciosa. Aveva un altro lato selvaggio che è andato fuori controllo. L'ultimo incidente è stato quando ho scoperto che aveva una relazione 2 settimane prima del nostro 14 ° anniversario di matrimonio. Di punto in bianco mio marito ha appena lanciato il discorso sul divorzio su di me. Ero così ferita ed essendo una donna indipendente, pensavo di poter sopportare l'essere single. Era così difficile andare avanti, quindi ho dovuto chiedere aiuto. Il nostro terapista matrimoniale pensava che "qualcosa" non andasse bene in mio marito. Sono andato online e ho scoperto il dottor Adeleke e le sue buone recensioni sul lavoro di incantesimo. L'ho contattato per un lavoro di incantesimo d'amore e ho fatto tutto ciò che il dottor Adeleke mi ha ordinato di fare, 2 giorni dopo la mattina intorno alle 09:34, sono rimasto totalmente scioccato da come mio marito mi ha chiamato dicendomi quanto gli mancavo. Il suo incantesimo ha funzionato su di me così velocemente e mio marito è stato così amorevole, naturale e sto avendo un matrimonio felice dopo aver usato il suo incantesimo d'amore. Se sei in un matrimonio senza amore e infelice che non può essere salvato, credimi ... C'è luce alla fine di questo tunnel. La dottoressa Adeleke può anche lanciare incantesimi di morte, risolvere casi giudiziari, riportare indietro la tua partner omosessuale e riportare indietro la tua partner lesbica. Puoi raggiungerlo sul suo Tel / Whatsapp +27740386124
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DA LEGGERE: Sto scrivendo questo articolo per apprezzare il buon lavoro del dottor Padman che mi ha aiutato di recente a riportare indietro mio marito che mi ha lasciato per un'altra donna senza motivo negli ultimi 3 anni. Dopo aver visto un post di una donna di nome Karen Pedro su Internet che testimoniava come è stata aiutata dal dottor Padman. Ho anche deciso di contattarlo per chiedere aiuto perché tutto quello che volevo era che ottenessi mio marito, la felicità e assicurarmi che mio figlio crescesse con suo padre. Sono felice oggi che mi abbia aiutato e posso dire con orgoglio che mio marito è di nuovo con me e ora è innamorato di me come mai prima d'ora. o hai bisogno di aiuto di qualsiasi tipo, contatta il dottor Padman oggi perché ti garantisco al 100% che ti aiuterà proprio come mi ha aiutato la sua Email: padmanlovespell@yahoo.com WhatsApp +19492293867 Sito web: https://padmanspell.com
RispondiEliminami chiamo Violetta Giulia della Lazio, voglio dire un grande ringraziamento alla dottoressa ADELEKE che mi ha aiutato a riavermi il mio amante, ha lanciato un incantesimo d'amore su di lui da allora il mio amante mi ha amato incondizionatamente con cura, se il tuo amante sta facendo la stessa cosa, ti consiglio di contattare il grande uomo degli incantesimi Dr, ADELEKE per assistenza tramite e-mail: aoba5019@gmail.com o su whatsapp: +27740386124. È capace di farlo come ha fatto per me.
RispondiEliminaCOME HO TROVATO IL FAVORE NELLE MANI DEL Dr. Adeleke ... Mi chiamo Agda Noah e vengo dagli Stati Uniti, Washington. Ho sempre promesso di raccomandarti alle persone là fuori che potrebbero anche aver bisogno del tuo aiuto, perché trovare la tua e-mail è stata la cosa migliore che mi sia mai capitata, Dr. Adeleke sei l'uomo più premuroso e compassionevole che abbia mai conosciuto. Ero così giù dopo essere stato senza amore per quasi cinque anni. Ho richiesto un incantesimo d'amore di ricongiungimento e sorprendentemente ha funzionato. Vivo felicemente con l'uomo più adorabile al mondo ed è per questo che ho pregato. Grazie Dr. Adeleke non sarebbe abbastanza, considerando quello che hai fatto per me, così ho deciso di condividere questa testimonianza del tuo lavoro manuale a tutto il mondo per conoscere il tuo buon lavoro per me. Puoi contattare quest'uomo per qualsiasi problema di relazione e anche lui ti aiuterà, tramite la sua e-mail: aoba5019@gmail.com o chiamalo / whatsApp +27740386124
RispondiEliminaSono così orgoglioso e felice di essere qui per condividere questa straordinaria testimonianza, meravigliosa e straordinaria, non riesco a credere che ora il mio ex marito sia qui con me a implorare per tutte le sue azioni sbagliate, dicendomi quanto si sentisse vuoto per tutto il tempo era via, mi ha lasciato e mi ha fatto tanto male dopo un divorzio avvenuto 5 mesi fa. E tutto questo miracolo è successo subito dopo aver contattato il dottor Egwali per chiedere aiuto, sono la donna più felice del mondo oggi direi di averlo di nuovo al mio fianco. È un miracolo per me e la mia famiglia ed eterno piacere e allegria. Sono così felice ora e non so quanto esprimere la mia gratitudine e apprezzamento al Dr.Egwali. Lo consiglio vivamente se hai bisogno di aiuto immediato in quanto è garantito.
RispondiEliminaInviagli un'e-mail oggi /dregwalispellhome@gmail.com o tramite
WhatsApp: +2348122948392
Oggi la maggior parte delle persone sperimenta il dolore di relazioni diverse, perché è difficile rinunciare al vero amore, a volte facciamo finta di stare bene, ma non è così. Per ottenere una persona amata, ci sforziamo anche di ritrovare gioia e felicità attraverso le relazioni che abbiamo instaurato negli anni. Il dottor Egwali è qui per aiutare i cuori spezzati perché, con il suo potente fascino d'amore, è in grado di ricreare una vita amorosa quasi inesistente perché l'ho provata e pensavo di essere un testimone vivente oggi. Contatta persone con relazioni simili o lesioni coniugali per contattarlo il prima possibile su WhatsApp al +2348122948392 o tramite
RispondiEliminaE-mail /dregwalispellbinder@gmail.com
La mia salute e la mia vita erano orribili prima che decidessi di provare il Protocollo di assunzione della miscela DR Ojo. Sentivo che non c'era speranza per la mia salute e dovevo provare il Protocollo pensando che non avrebbe funzionato perché ho visitato tanti ospedali ma stesso risultato. Tuttavia, sono stato convinto dal mio amico a provare la fitoterapia perché volevo liberarmi dell'Herpes Virus. La miscela di erbe che mi è stata data è stata davvero facile e veloce da assumere e poiché la prendo da meno di 5 giorni ho meno focolai. Ma in una settimana ero completamente guarito dal virus dell'herpes. L'erboristeria funziona davvero e mi piacerebbe condividere questo fantastico contatto con il dottore delle erbe con tutti voi e-mail a lui Drojoherbalhome07@gmail.com
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Pls prova a liberarti completamente dalle verruche oggi. cura anche il DIABETE UCLA CANCRO ecc.
Mi ha anche detto che ha una soluzione per il flusso.
1 Cura del cancro
2 Cura del diabete
3 Orecchio che squilla
4 Cura dell'herpes
5 Le verruche curano
6 cura dell'HPV
7 Riconquista il tuo ex
8 Erboristeria per la gravidanza
9 Ingrossamento della prostata
10 Epatite B
11 Disabilità
12 Problemi ai reni ecc…..
Dr Ishiaku herbal medicine is mighty and genuine, I used Melissa oil and Lavender Healing herbs but result were just still the same but using Dr Ishiaku herbs cured my herpes final and I have being living for 2 years now No Sores. My herpes is truly gone.
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